Risarcimento del danno; quantum del risarcimento; personalizzazione del danno

L’aumento del quantum riconosciuto a titolo di risarcimento del danno risulta valorizzabile a favore del paziente soltanto in caso di comprovata eccezionalità delle conseguenze del danno, non potendosi, invece, riconoscere la stessa laddove le conseguenze di cui sopra risultino normali e indefettibili, dal momento che esse sono da intendersi già ricomprese nella percentuale di invalidità permanente riconosciuta (ossia nel danno biologico).

(sentenza Cass. Civ., III, 11/11/2019, n. 28988)

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Danno da perdita del rapporto parentale; risarcimento a favore dei prossimi congiunti

Ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale da perdita di persona cara, la congiunta attribuzione del danno morale (non altrimenti specificato) e del danno da perdita del rapporto parentale costituisce indebita duplicazione di risarcimento, poichè la sofferenza patita nel momento in cui la perdita è percepita (sul piano morale soggettivo), e quella che accompagna l’esistenza del soggetto che l’ha subita (sul piano dinamico-relazionale), rappresentano elementi essenziali dello stesso complesso e articolato pregiudizio, destinato ad essere risarcito, sì integralmente, ma anche unitariamente. Allo stesso modo, in virtù del principio di unitarietà e onnicomprensività del risarcimento del danno non patrimoniale, deve escludersi che al prossimo congiunto di persona deceduta in conseguenza del fatto illecito di un terzo possano essere liquidati sia il danno da perdita del rapporto parentale che il danno esistenziale, poichè il primo già comprende lo sconvolgimento dell’esistenza, che ne costituisce una componente intrinseca.

(sentenza Cass. Civ., III, 11/11/2019, n. 28989)

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Intervento chirurgico ben eseguito ma inutile? Sì al risarcimento

L’esecuzione, ancorché corretta, di un intervento chirurgico inutile dà luogo ad un danno-conseguenza che consiste a) sia nella menomazione delle normali implicazioni dell’agire della persona e, quindi, nella relativa sofferenza per la detta privazione, per tutto il tempo preparatorio dell’intervento, durante quello necessario per la sua esecuzione e durante quello occorso per la fase postoperatoria; b) sia nella sofferenza notoriamente ricollegabile alla successiva percezione dell’esito non risolutivo dell’intervento.

(Cassazione Civile sentenza 19/05/2017 n° 12597)

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